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Aquara

Aquara (Salerno) - Campania

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Aquara

Aquara si trova a circa 500m. s.l.m. a sud – ovest dei monti Alburni; il suo territorio è compreso nell’incantevole scenario del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano ed è attraversato dal fiume Calore Lucano o semplicemente Calore, considerato il fiume più pulito d’Europa.
Anticamente il fiume Calore era dedicato alla dea Teti, madre di Achille, iconograficamente rappresentata come una grande massa d’acqua che scorreva nell’oceano, simbolo della fertilità dei mari e dei fiumi, considerati portatori di vita sulla terra.
L’acqua, quindi, risorsa preziosa per questo territorio, rappresenta, probabilmente, l’elemento originante di questo comune, che da essa trae ispirazione, non solo per il nome (Aquara è un derivato di Aquaro, Aquarium, ecc) ma anche per il simbolo del paese: un’amazzone che regge, nelle mani, due idre: con una versa l’acqua mentre con l’altra regge l’iscrizione.
Le origini storiche di Aquara, risalgono invece al periodo in cui i Greci raggiunsero le coste dell’Italia Meridionale influenzando, con la loro cultura le comunità di uomini che incontravano durante i loro spostamenti; tale ipotesi è deducibile dal ritrovamento di alcuni reperti storici (monete ed altri oggetti dell’epoca)riconducibili al popolo ellenico.
Dopo l’invasione dei popoli Etruschi, dei Lucani e dei Sanniti, Aquara fu sottomessa all’Impero Romano e successivamente divenne uno dei tanti domini Normanni.
Aquara fu inoltre scenario della violenta vendetta di Federico II di Svevia contro i baroni che avevano tentato di ingannarlo, in quell’episodio passato alla storia come “la Congiura di Capaccio”.
Subì la stessa sorte di altri feudi e fu, perciò, completamente rasa al suolo.
La ricostruzione avvenne soltanto nel 1512, durante il dominio Aragonese, quando il piccolo paese tornò ai fasti di un tempo con le sue torri e le sue imponenti mura di cinta; al paese fu così restituita gradualmente la sua identità.
Il periodo feudale vide Aquara appartenere al Ducato di Benevento e poi di Salerno. Il duca longobardo di Salerno, Gisulfo avendo diviso la provincia in contadi concesse tale feudo al fratello Pandolfo. Gli Aquaresi, però, non accettarono di buon grado l’insediamento di Pandolfo e si opposero con tutte le loro forze. Pandolfo rispose ai loro attacchi inviando ad Aquara un esercito armato ed una macchina da guerra, la “pietraia”, con la quale i suoi soldati colpirono il centro abitato.
Tale attacco provocò numerose vittime e causò danni considerevoli ai fabbricati.
La popolazione aquarese, perciò, impaurita da quanto subìto, si recò da Pandolfo per chiedere perdono portandogli, in segno di riappacificazione, numerosi e consistenti omaggi. Pandolfo accettò il loro gesto e li perdonò diventando feudatario del paese.
Successivamente, con la morte di Pandolfo, Aquara divenne feudo di Euferio Comite, poi di Lampo e del figlio, Tancredi d’Altavilla.
Tra tutti i feudatari di Aquara va ricordato Ettore Fieramosca da Capua, conte di Alessano, passato alla storia come il capo della “Disfida di Barletta” che fu signore di Aquara dal 1504 al 1512.
Il paesaggio oltremodo incantevole, l’aria salubre ed il clima piacevole, fanno di Aquara una terra particolarmente attraente che, in passato fu molto ambita, non solo dai signori feudali, disposti ad ordire complotti e soprusi pur di appropriarsene, ma anche da filosofi, religiosi e gente comune che affrontava lunghi viaggi pur di godere delle sue bellezze naturalistiche. Fra questi vanno ricordati Scipione Mazzella, che rimase talmente colpito dalla grazia di questo piccolo borgo da asserire: “Aquara è buona terra”; Padre Ivone, fondatore del Convento Domenicano della SS. Annunziata e di S. Lucido, il santo patrono del paese, natio di Aquara.

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